Liberalizzazioni sì, ma per tutti. Concorrenza sì, ma come in Europa
Si è chiesto di fare di più e meglio. Confcommercio-Imprese per l’Italia ha proposto di guardare all’Europa: nessun limite orario giornaliero, salvaguardando il principio dell’apertura per deroga nelle giornate domenicali e festive. Come avviene, ad esempio, in Francia ed in Germania. Si è scelta, invece, la via della completa deregolamentazione dell’attività anche nelle giornate domenicali e festive. Non lo si fa né in Francia, né in Germania.
Non ci stiamo. Perché “il sempre aperti”, ventiquattro ore al giorno e 365 giorni all’anno, è una condizione insostenibile. Insostenibile per le piccole imprese, che saranno strette nella morsa tra la rinuncia al diritto al riposo e alla vita familiare, da una parte, e la dolorosa rinuncia all’attività, dall’altra. Con il rischio, in quest’ultimo caso, di impoverire la ricchezza del modello italiano di pluralismo distributivo. Non ne guadagnerebbe la concorrenza, non ne guadagnerebbe la qualità del servizio.
Ma il “sempre aperti” è difficilmente sostenibile anche per le grandi imprese: dovranno fronteggiare, per assicurare una simile tipologia di servizio, costi crescenti, a partire dal costo del lavoro dipendente. Il tutto in uno scenario di consumi già in una condizione di recessione. E, di certo, i consumi non ripartiranno per la deregolamentazione degli orari dei negozi.
Citiamo quanto scriveva, nel 2007, il Professor Monti sull’importanza di “una leadership politica capace di portare a un ‘disarmo bilanciato’ dei privilegi di tutte le corporazioni, non solo di alcune”. Di tutte. Abbiamo letto il decreto. Abbiamo trovato le norme sul commercio. Ma, per il resto, poco o nulla.
Presidente Monti, ha cambiato idea?
Noi no: liberalizzazioni sì, ma per tutti.
Concorrenza sì, ma come in Europa.







